In Cina è iniziata la “caccia alla volpe” ai funzionari “nudi”

In Cina, da oltre un anno,il settore lusso è in crisi. La guerra alla corruzione dentro al Partito comunista del presidente cinese Xi Jinping, che è stata inaugurata quasi due anni fa sta cambiando gli stili di vita dei funzionari del Partito.
12 AGO 20
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Roma. In Cina, da oltre un anno, i ristoranti di lusso sono in crisi. I clienti si riducono, alcune prelibatezze, come la pinna di squalo con cui si prepara una zuppa raffinata, restano nelle dispense. Il commercio di auto di lusso si sta riducendo, la vendita di orologi pregiati è in calo, nei giganteschi casinò di Macao, che fanno impallidire Las Vegas per dimensioni e sfarzo, i gruppi di cinesi un po’ brilli che puntano cifre milionarie alle roulette sono sempre di meno. La guerra alla corruzione dentro al Partito comunista del presidente cinese Xi Jinping, che è stata inaugurata quasi due anni fa e che anziché essere uno dei tanti annunci vuoti della leadership ha portato a centinaia di migliaia di indagini e arresti (180 mila, secondo una statistica di qualche mese fa), sta cambiando gli stili di vita dei funzionari del Partito, che secondo una ricerca del 1998 sono più di 40 milioni (anche se sono solo alcune centinaia i funzionari e gli ufficiali che detengono il potere a Pechino). Grandi campagne pubbliche come l’“Operazione piatto vuoto”, che “incoraggia” i funzionari del Partito a finire quello che avevano ordinato, o l’operazione “Quattro portate e una zuppa”, che cerca di diffondere un’alimentazione più frugale, hanno portato gli occhi del governo nelle vite private dei suoi funzionari, e hanno svuotato i ristoranti e le boutique (ma moltiplicato i festini privati, si dice). Ostentare ricchezza non è più conveniente per i membri del Partito, soprattutto quando questa ricchezza non collima con gli stipendi ufficiali, e molti funzionari che negli anni si sono arricchiti oltre misura, come l’ufficiale dell’esercito che fu trovato con una statua d’oro massiccio in casa, stanno iniziando a sentirsi in pericolo. Alcuni hanno cercato di salvare almeno la famiglia, e hanno mandato a Hong Kong o all’estero moglie e figli con parte del malloppo. In Cina sono chiamati i “funzionari nudi”. Altri hanno deciso che la situazione era troppo pericolosa per rimanere, sono fuggiti con tutto quello che potevano portare con sé, e ora Pechino si sta muovendo per ricatturarli uno a uno.
L’operazione “Caccia alla volpe 2014” è stata annunciata a luglio dalla commissione centrale per l’Ispezione della disciplina (Ccdi), l’organo del Partito a cui Xi ha affidato la gestione della guerra contro la corruzione, ma ha avuto le sue prime conseguenze solo di recente. Come sotto la Rivoluzione culturale, la Ccdi ha esortato i cittadini alla delazione: bisogna denunciare i compatrioti troppo ricchi, troppo appariscenti. Le conseguenze più notevoli però si vedono all’estero. Secondo il Financial Times molte cancellerie occidentali, da quella inglese a quella americana, stanno subendo pressioni da parte della Ccdi per collaborare alla sua “caccia alla volpe”, congelare conti in banca e consegnare alla giustizia cinese i funzionari corrotti o le famiglie dei “funzionari nudi”. Il governo cinese ha già avviato un’indagine in Nuova Zelanda contro alcuni suoi cittadini, tra cui la moglie, l’amante e un socio in affari del vicesindaco di Guangzhou, arrestato l’anno scorso per corruzione, e nuovi casi saranno aperti in altri paesi. Secondo una stima di Reuters i funzionari sospettati di aver trasferito beni all’estero sono oltre un milione, e nella prima metà di quest’anno la Cina ne ha riportati in patria circa 300. L’Interpol ha collaborato, e nello stesso periodo ha emesso 69 mandati d’arresto contro cittadini cinesi per corruzione, appropriazione indebita e altri reati. Ma collaborare con la giustizia di Pechino comporta dei rischi. La Cina, e soprattutto la Ccdi, hanno una lunga fama di violazione dei diritti umani, e i paesi occidentali, che non a caso non hanno mai stipulato trattati di estradizione con la Cina, non hanno garanzia che i funzionari nudi riportati in patria non entreranno nelle infinite liste di detenuti seviziati e torturati.